Ascesa e Caduta dell'Aureola

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Le storie di celebri santi e mistici affascinano sempre; il vortice variopinto che circondava Giuseppe da Copertino prima che eseguisse le sue eccezionali dimostrazioni di levitazione e teletrasporto o le avventure di quel paradosso di misteri chiamato Teresa d’Avila. Profondamente mistica e tuttavia riformatrice enormemente pratica dalla smisurata energia, ella fu un bastione di ortodossia e nel contempo ritenuta sospetta dall’inquisizione che considerava le sue prodezze paranormali di origine diabolica. Infatti quando tornava dalle sue preghiere le colleghe venivano spesso abbagliate dal fulgore di luce che le cingeva la testa.

Chiunque ficchi il naso negli annali polverosi della storia, certamente concorderà sul fatto che “raramente le cose sono quello che sembrano”, inclusa l’aureola di Teresa d’Avila. Molti dei simboli e costumi più sacri e religiosi spesso possiedono origini e spiegazioni alquanto differenti da quel che comunemente si presume. Sebbene questo sia ovviamente il caso della storia dell’aureola, ancora più interessante è ciò che questo fenomeno potrebbe rendere noto adesso come nuovo stadio di consapevolezza nell’evoluzione umana. Ultimamente sono stato intrigato dall’aver scoperto ben oltre un centinaio di paralleli tra gli insegnamenti del Buddha e gli insegnamenti di Gesù a cinquecento anni di distanza, proprio come ho scoperto che i sette sacramenti della Chiesa cristiana altro non erano che tutte cerimonie di iniziazione delle antiche Scuole Misteriche Egiziane. Che cosa ci dice questo? Fu Gesù o il Budda il plagiario? Al contrario, entrambi furono canali di una saggezza ancora più antica.

Stando così le cose per questioni così centrali come gli insegnamenti di Gesù o i sacramenti della Chiesa, cosa ci dicono allora le levitazioni di Giuseppe e le espressioni rapite del volto di Teresa? Furono forse favoriti in modo speciale da Dio, che così poneva il suo marchio di approvazione divina su di loro?  Non è più probabile, invece, che ci stessero dicendo qualcosa di fondamentale importanza sulla reale natura di Dio e riguardo alla vera costituzione dell’essere umano e di questo universo nel quale fluttiamo?

Da sempre abbiamo considerato l’aureola solo una trovata artistica e già nel 19° secolo era ormai passata di moda, quando gli artisti provavano troppo imbarazzo nel dipingerla ancora. Tuttavia continuiamo ad essere comunque abituati a pensare ad essa come ad un simbolo religioso e in occidente, naturalmente, a reputarla la vera e propria insegna dell’arte cristiana medievale. Ma alle sue origini l’aureola non risulta occidentale, né cristiana e nemmeno religiosa, e, cosa ancora più strana, probabilmente non si tratta affatto di una trovata artistica.

Le aureole spuntarono in forma artistica molto tempo prima che qualunque religione, cui essa sia stata associata, avesse mai assunto una fisionomia riconoscibile. Alla fine del Medioevo Ellenico, ventinove secoli fa, l’Iliade di Omero descrive una luce preternaturale circondare le teste degli eroi greci impegnati in combattimenti micidiali al culmine della battaglia campale, ma, ancora prima di Omero, appaiono nell’arte egiziana “dischi solari” o raggi di luce attorno alle teste di Ra e Hathor. I primi sembrano essere stati gli imperatori Kushan dell’India nordoccidentale, nel secondo e terzo secolo prima di Cristo, a essersi fatti ritrarre con aureole sulle loro monete e, facendolo, penso intendessero dire molto di più del semplice fatto che Dio fosse al loro fianco.

Successivamente l’effigie con aureole diviene pratica alquanto comune sia nell’arte buddista cinese sia in quella giapponese e, infine, appare di frequente in un’ampio ventaglio di testi letterari religiosi indù.

Anche quando l’aureola cominciò a essere vista in occidente come una qualche forma di radiazione divina che comunicava il senso di vicinanza con la divinità, si trattò probabilmente di un’importazione dall’impero Persiano che si fece strada verso Roma con la diffusione della religione mitraica. Le effigi degli imperatori romani, come Alessandro pirma di loro, iniziarono a presentare aspetti che sapevano di divinità, inclusa l’aureola. Inizialmente era un costume dell’epoca solo dopo la loro morte, quando appunto si riteneva fossero deificati; ben presto però si iniziò a usare questa pratica anche nelle effigi degli imperatori viventi.

Fu solamente dopo tutta questa lunga storia, nel 4° secolo dopo Cristo, che l’aureola prese a essere usata da organizzazioni che la proclamarono quale emblema di loro proprietà: cioè la Chiesa Cristiana. Quest’ultima apparteneva al movimento che sempre più andava adattando Gesù e la cristianità alle tradizioni, alle pratiche e ai simboli delle religioni misteriche.

Quasi non ci sorprende che nell’ambito della Cristianità iniziò ben presto a formarsi una gerarchia di aureole. Inizialmente soltanto Cristo veniva riprodotto con un’aureola che doveva tratteggiare la sua natura divina. Nei primi secoli del cristianesimo un considerevole corpo di cristiani credeva che Cristo fosse nato in uno stato affine a ogni altro essere umano e che avesse acquisito il suo stato divino solo progredendo nel suo viaggio spirituale. La Chiesa, nell’affrontare questo punto di vista in quella che viene chiamata l’Eresia di Nestorio, definì come articolo di fede la questione che Gesù Cristo fosse venuto al mondo con una natura divina e una natura umana completamente già formate. Alcune riproduzioni artistiche di Gesù, prima che la Chiesa si pronunciasse in merito, non lo ritraggono con un’aureola se non dopo il momento del suo battesimo, a opera di Giovanni, che veniva considerato lo stadio più probabile in cui egli ebbe assunto la sua natura divina. Naturalmente quelle opere d’arte furono ritenute gravemente eretiche dai credenti ortodossi.

Nell’arte medievale divenne uso e costume raffigurare le Persone della Santissima Trinità con un’aureola dentro la quale veniva impresso il simbolo di una croce, benché Dio il Padre talvolta venisse riprodotto con un’aureola triangolare; mentre i mortali inferiori dovevano accontentarsi invece di semplici aureole tonde o sferiche. Questa divenne la pratica nel Medioevo che successivamente si tramutò nella consuetudine di ritrarre soltanto la circonferenza dell’alone sotto forma di linea circolare.

Quegli individui riveriti per la loro santità, ma non ancora formalmente dichiarati santi, solevano essere ritratti con raggi di luce che emanavano dalle loro teste, senza l’aggiunta di alcuna aureola, fino a che non fossero stati canonizzati.

Talvolta ai primordi del Medioevo alcuni personaggi viventi di fama del tempo venivano ritratti con aureole quadrate per indicare che, per quanto illustri che fossero, erano ancora in vita.

I famigerati cattivi di questo mondo o del mondo a venire, quali Giuda o Satana, venivano invece raffigurati con aureole completamente nere.

Spesso, infine, anche risalendo ai giorni secolari in cui comparvero le aureole, era l’intero corpo della persona a essere incapsulato in un’aureola che irradiava al di là del corpo fisico. Esistono esempi in cui Gesù viene riprodotto in un’aureola a corpo intero e un’altra attorno alla testa che, nel punto in cui entrambe si incrociano, formano una vescica piscis, la quale possiede il suo speciale significato.

Ormai già nel periodo dall’Alto Rinascimento la maggioranza dei principali pittori Italiani aveva smesso complessivamente di riprodurre aureole. Parte della reazione contro la Riforma Protestante imponeva che fossero usate nell’arte Cattolica Cristiana, ma di solito i pittori tentavano di soddisfare questa pretesa collocando una sorgente luminosa naturale dietro la testa dei soggetti, per dare l’effetto di un’aureola. Così entro il 19° secolo le aureole scomparvero definitivamente, a meno che non ci si sforzasse di dare un sapore medievale a una certa scena; oggi le si trovano soltanto nelle illustrazioni di pietà popolare, in quelle immaginette di Gesù piangente, sul genere di Mel Gibson.

Tuttavia alle loro origini le aureole non sono di per sé occidentali, né cristiane o religiose e, fatto ancora più strano, non si può parlarne nemmeno in termini di accorgimento artistico.

Quindi che cosa ci dice veramente la luminescenza che coronava persone come Teresa d’Avila e Giuseppe da Copertino? Non era una cosa immaginata, quell’emblema veniva incluso dagli artisti perché era ciò che effettivamente veniva visto attorno a certi individui.

Nondimeno, sebbene non sia più un elemento in voga nello stile artistico, come si può spiegare la luminescenza dell’aureola e che cos’ha da dirci? In entrambi il mio libro e DVD sul fenomeno orb, puntualizzo che non fare nulla se non meravigliarsi con stupore dinanzi alla varietà di fotografie degli orb che possono apparirci, equivarrebbe a dei fisici che per la prima volta vedono i cromosomi nel sangue, dopo l’invenzione del microscopio, e semplicemnte continuano a guardarli senza usare la conoscenza acquisita dall’osservazione per combattere le malattie e promuovere la salute. Se risulta corretta la mia opinione sul fatto che gli orb siano visibili per fluorescenza, e non per luce riflessa, è dunque possibile che i diversi colori di luce fluorescente provenienti dagli orb rivelino veramente le dimensioni, al di sopra di questa fisica, a cui un orb appartiene? 

In tal caso noi come individui esisteremmo proprio adesso su quegli stessi sei piani dello spettro elettromagnetico, al di sopra di noi, che ogni libro di testo liceale ci mostra, poiché è impossibile per una frequenza inferiore nello spettro elettromagnetico esistere senza che un’altra superiore la tenga in piedi, e così via fino alla sorgente. Qualora tutti quegli esseri mitici e leggendari di folclore e tradizione religiosa esistessero davvero, sussisterebbero presumibilmente su uno di quei sei piani, al di sopra di quello fisico, che costituiscono l’intera gamma della creazione; ma questo non li renderebbe superiori a noi, anzi il contrario. Se, per esempio, un Arcangelo è un essere che vive sul quinto piano della realtà, dovremmo renderci conto che anche noi esistiamo proprio adesso in quella stessa dimensione in un altro aspetto della nostra costituzione che svolge il suo indispensabile ruolo di tenere quest’altro nostro aspetto fisico  in essere. In Ebrei 2;7, citando il Salmo 8, si legge che Dio ci ha fatti “poco meno degli angeli”, ma, se la mia ipotesi è vera, non saremmo forse poco più degli angeli? Il fulgore causato dal raggiungimento di questi stati alterati negli individui rimarchevoli del passato, reso visibile e immortalato nell’aureola, non rappresenta forse il talismano e la promessa del fatto che non viviamo nel genere di universo in cui pensavamo di esistere, bensì in uno a base di frequenza e, cosa ancora più importante, un universo fortemente reattivo al pensiero? È possibile che l’interazione della mente con un universo basato sulla frequenza sia ciò che spalanchi l’accesso ad altre dimensioni che ci rendono ciò che siamo e formano l’universo stesso? Sarà forse il meccanismo che produce questo fenomeno a causare l’aureola?

In tal caso sarebbe questo il sentiero lungo il quale si emerge nel vero potere e nella vera capacità insita dentro di noi. Così, visto che l’aureola non ha origini occidentali, né cristiane o religiose e nemmeno si tratta di un accorgimento artistico, chi l’avrebbe mai pensato che adesso, non molto dopo esserci vergognati di dipingerla ancora e compresa in maniera profondamente differente, essa potesse essere per noi l’araldo di un potenziale umano enorme da tempo dimenticato?

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