I neuroni tranquilli che allungano la vita

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L’elevata eccitazione neuronale può portare a una diminuzione della longevità. Questo effetto è stato osservato in topi e vermi nematodi, e trova riscontro anche negli esseri umani sulla base di analisi di tessuti cerebrali prelevati post-mortem.

L’attivazione eccessiva dei neuroni può portare a una diminuzione della longevità. L’inattesa correlazione è stata scoperta un gruppo di ricercatori della Harvard University guidati da Bruce Yankner, analizzando quello che succede nel cervello di esseri umani e di topi, e nei neuroni dei vermi nematodi.

Yankner e colleghi, che riportano i loro risultati su “Nature”, studiano da anni i fattori fisiologici che sono collegati a una minore durata della vita. Recentemente, hanno analizzato i meccanismi di attivazione e disattivazione dei geni nei tessuti cerebrali donati post-mortem da centinaia di soggetti deceduti tra i 60 e i 100 anni di età. Il dato emerso è che i soggetti più longevi avevano un’attivazione più bassa del normale nei geni collegati all’eccitazione neuronale e alle funzioni delle sinapsi (le connessioni tra diversi neuroni). Ciò significa in sostanza che il livello generale di eccitazione dei neuroni era più basso.

Gli autori hanno poi cercato conferma di questo risultato sia in altri campioni di tessuto cerebrale prelevati post-mortem da persone vissute più di 100 anni sia in esperimenti su topi geneticamente modificati e su vermi nematodi della specie Caenorhabditis elegans. E i test hanno rivelato che in effetti se si altera intenzionalmente l’eccitazione neurale in topi e vermi, si influenza la durata della loro vita.

A livello molecolare, molta parte di questi meccanismi di regolazione del funzionamento neuronale si deve a REST, una proteina che hanno i mammiferi e che agisce come un interruttore. Se si blocca l’attività di REST nei topi, o delle sue proteine equivalenti nei vermi nematodi, chiamate SPR-3 ed SPR-4, l’attività neurale aumenta, e topi e vermi muoiono relativamente giovani. Viceversa se l’attività di REST o delle sue equivalenti aumenta, l’attività neurale diminuisce, e questi animali vivono di più.

Questo legame è dovuto in parte al fatto che la minore eccitazione neurale attiva a cascata una famiglia di proteine coinvolte nella regolazione della durata della vita, come dimostrato in precedenti studi su molti animali, dagli invertebrati ai mammiferi (negli esseri umani il ruolo di questo via biochimica è ancora controverso). Sono le stesse proteine che si possono attivare con una dieta a basso contenuto calorico.

Questi risultati sui modelli animali trovano riscontro  negli esseri umani: le cellule cerebrali dei centenari hanno livelli di REST molto più elevati rispetto a quelli di persone decedute a 60 o 70 anni.

“È stato entusiasmante constatare la convergenza di tutte queste prove sperimentali”, ha commentato Monica Colaiácovo, professoressa di genetica della Harvard University, che ha partecipato alle ricerche su C. elegans. “Altrettanto entusiasmante è la possibilità di attivare la proteina REST per ridurre l’attività neurale, rallentando così l’invecchiamento. Un intervento che potrebbe funzionare anche negli esseri umani”. (red)

Fonte: https://www.lescienze.it/mind/2019/10/17/news/meno_attivazione_neuroni_persone_longeve-4586299/